Nerino: Folle di Dio

NERINO: FOLLE DI DIO

PRESENTAZIONE

Guarda il video di Gianluigi Giorgiola su Nerino cliccando su:

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

LETTO DURANTE LA COMMEMORAZIONE UFFICIALE IN OCCASIONE DEL DECENNIO DELLA MORTE

(a cura di Maria Angela Paesan)

Raccontare qualcosa della vita di Nerino non è impresa facile perché Nerino era un uomo fuori dal comune e raccontare gli uomini fuori dal comune è impresa ardua perché temi sempre di tralasciare qualcosa di importante.

Accostarsi alla figura di Nerino vuol dire lasciarsi portare dal vento impetuoso dello Spirito che soffia dove vuole e ti porta dove solo Lui sa.

Nerino era proprio questo: una foglia trasportata dallo Spirito di Dio, sempre pronta a cambiare direzione. Volava ovunque. L’importante era andare a posarsi dove appunto lo Spirito dell’Amore voleva, dove il suo Gesù desiderava che lui fosse.

Era un uomo che viveva totalmente i problemi di questo mondo ma li guardava tutti con lo sguardo di uno che già non era più di questo mondo. Viveva l’ora ma era già proiettato verso il non ancora.

Incarnava il comandamento dell’Amore in un modo del tutto straordinario, possedeva uno stile nel fare la carità che era tipico dei santi. Quando gli chiedevi “la carità”, un favore, anzichè essere tu a ringraziarlo per quello che ti aveva fatto era lui che ringraziava te perché gli avevi permessodi darti una mano.

Era sempre disponibile per tutti, il suo sorriso e il suo modo di fare restava nel cuore di chiunque lo avvicinava.

Nerino è ancora nel cuore di tutti coloro che l’hanno incontrato. Non lo puoi dimenticare perché luisi chinava su di te come se per lui tu fossi in quel momento la cosa più importante della sua vita. L’altro per lui meritava sempre accoglienza, ascolto, rispetto, tenerezza, comprensione, amore.

L’altro per lui era Gesù e siccome Gesù era diventato la sua vita, l’altro era il motivo della sua vita. In questo sillogismo per me sta tutto il mistero della vita di Nerino, la spiegazione del perché abbia vissuto il comandamento dell’amore in modo radicalmente evangelico.

________________________________

LA PREGHIERA COMPOSTA DAL NOSTRO PREVO

Caro Nerino,

a te che sei accanto a Gesù,

rivolgo la mia preghiera.

Ringrazio il Signore per aver donato

alla Comunità e alla Chiesa Te,

capace di altezze per noi sconosciute.

Nerino, ottienimi da Gesù i tuoi amori:

tenerezze eucaristiche e mariane

vigorose e ardenti.

Prega per me che,

camminando per le strade del mondo,

viva somiglianze di carità sconfinate

che sono state “tue”.

All’Associazione Pianzola Olivelli

propizia implacabili amori.

Affascina del Dio che hai amato

quanti “sono” nella Casa di Accoglienza.

Ottieni consapevolezze

che dove non c’è il Tuo Signore

non ci sei neanche tu.

Infine, prega per me da Gesù cose belle,

quelle del buon samaritano,

del “va’ e fa’ anche tu lo stesso”.

Amen.

BIOGRAFIA

BIOGRAFIA

Nerino Cobianchi nasce a Velezzo Lomellina il 25 giugno 1945 da Agostino e Dosolina Piva; frequenta le Scuole Elementari a Lomello dove riceve anche la Prima Comunione e la S.Cresima. La quinta elementare e la prima media le frequenta in Seminario a Vigevano; continua gli studi a Cherasco in provincia di Cuneo e ancora a Vigevano frequenta perdue anni una scuola tecnica, ovunque sempre con ottimi profitti.

Nel mondo del lavoro entra giovanissimo: a diciassette anni, come impiegato presso una ditta di Vigevano, poi, dopo il servizio militare, nel 1968 in Cariplo dove resterà fino alla morte.

Nel 1970 sposa Graziella Vitulo e la loro unione è benedetta dalla nascita di Elena e Andrea.

Nel novembre del 1974 si stabilisce con la famiglia a Cilavegna.

Nerino incomincia a lavorare attivamente in Parrocchia raccogliendo attorno a sé schiere di giovani “contagiati” dal suo carisma che li portava a compiere opere di bene, talvolta un po’ fuori del comune, tanto che anche il Parroco, don Mario Tarantola, nel suo libro “L’ultimo mestiere di Dio” definisce bonariamente, quella di Nerino, una “banda dipazzi” tutti presi da una pazzia “scatenata dall’amore di Dio e che si chiama carità”.

Nel 1982 Nerino con i suoi giovani del Gruppo Scout entrano in contatto con Fratel Ettore e con don Vittorione e sempre nello stesso anno, per dare legalità al suo lavoro che consisteva nel raccogliere indumenti e fondi per aiutare Fratel Ettore e don Vittorione appunto, costituisce il “Gruppo di Sostegno Padre Pianzola”; così l’operato di Nerino aveva il suo primo protettore.

Negli anni 1983/1984 continua la sua opera missionaria di raccolta di fondi e viveri per aiutare sempre Fratel Ettore e don Vittorione ma inizia ad aiutare anche i padri missionari della Sierra Leone e la comunità pavese di don Enzo Boschetti che cerca di strappare alla droga i giovani tossicodipendenti.

Chiunque bussa trova un Nerino pronto ad ascoltarlo e soprattutto a dargli una mano.

Il 22 maggio 1984 don Vittorione assegna a Nerino il titolo di “COMMENDATORE DELLA BONTA’ E DEI POVERI”.

Dal 1985 al 1990 l’operato di Nerino e dei suoi giovani non ha più confini: si aiutava il Sahel, l’Ogadèn, il Kenia, la Somalia, il Malawi, la Sierra Leone.

Soprattutto si aiuta l’Angola: infatti mons.Nervo, allora Vice Presidente della Caritas Italiana, in visita a Cilavegna, propone a Nerino di destinare gli sforzi del Gruppo all’Angola, paese africano in particolare difficoltà a causa della guerra in atto dal 1975.

E intanto il “Gruppo di sostegno Padre F.Pianzola” si trasforma in “Caritas Parrocchiale Padre F.Pianzola” per essere meglio inserita nel tessuto parrocchiale.

Nel 1989 Nerino visita l’Angola, vuole rendersi conto della reale situazione del paese. Al suo ritorno è entusiasta, con i suoi racconti trasmette a chi l’ascolta il calore della gente riconoscente, i profumi, i colori di quella terra.

Il 14/10/1989 Nerino fonda l’Associazione Pianzola Olivelli una realtà che si mette accanto a tutti coloro che sono nella necessità. Si guarda all’Africa ma anche all’Europa e all’Italia.

Ci si preoccupa dei bisogni materiali ma anche di quelli morali e spirituali.

In quegli anni Nerino fa un pellegrinaggio al santuario della Madonna della Guardia (Genova)e lì riceve l’ispirazione di non raccogliere più solo soldi e indumenti da inviare nei Paesi del Terzo Mondo, ma di recuperare persone, togliendole dalla strada e dall’indigenza.

Così nel 1989 acquista una vecchia casa colonica in Cilavegna e ne decide la ristrutturazione per trasformarla in una Casa di Accoglienza dove poter ospitare giovani extracomunitari senza un tetto sicuro.

Furono mesi di intenso lavoro, ma anche di grandi soddisfazioni per Nerino che vedeva la sua casa crescere e a lavori non ancora ultimati il 15 novembre 1993 le porte della casa vengono spalancate per un gruppo di profughi bosniaci (erano quelli gli anni dei tragici avvenimenti accaduti in seguito allo smembramento della ex Jugoslavia).

Nel 1996 quando non ancora tutti i profughi avevano lasciato la Casa, iniziava una nuova epoca per la Casa stessa, quello dell’accoglienza offerta a ragazze vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale.

Il 1 giugno 1997 veniva inaugurato il Magazzino della Solidarietà per raccogliere tutto ciò che viene avanzato affinché nulla vada perduto e possa essere dato a chi non ha nulla.

Alcuni giorni prima dell’inaugurazione del magazzino, Nerino con alcuni suoi collaboratori ebbe l’onore di essere ricevuto dal grande Giovanni Paolo II: si compiva la sua più grande aspirazione quella di presentare al Papa la sua Associazione e consegnare nelle sue mani tutte le fatiche da lui compiute.

L’avventura di Nerino su questa terra si stava per chiudere: una malattia inguaribile lo stava fiaccando già da qualche anno e il 3 gennaio 1998 Nerino gridava il suo “Tutto è compiuto” e correva incontro al Padre.

Indimenticabili sono stati i sui funerali; più di mille persone hanno voluto dargli l’ultimo saluto anche se consapevoli che Nerino sarebbe rimasto vivo in tutti coloro che hanno avuto la grazia di incontrarlo e conoscerlo.

Nerino in Cariplo

Nerino in Cariplo

Nerino in Cariplo

(testimonianza rilasciata da Carlo Ravazzani)

Agli inizi degli anni settanta approdò nel mio ufficio, al Servizio del Personale della Cariplo, un timido giovane, fresco del servizio militare svolto a Milano.

Un Lomellino pieno di vita e di entusiasmo, innamorato della sua ragazza, un pescatore provetto, così diceva: era Nerino. Un Nerino diverso da quello che poi si rivelerà.
Con lui iniziò, oltre al rapporto di colleganza, un vero spirito di amicizia, che non si è concluso con la sua dipartita.

Ringrazio il Cielo per questo privilegio che mi è stato concesso.

Il giorno più triste.

Qualcuno al telefono chiede di Nerino. Si riesce a capire che è successo qualcosa di molto grave.

Lui parte a razzo; sapremo poi della improvvisa morte del Padre.

E’ la svolta!

A volte il Padre Eterno “approfitta” delle grandi sofferenze per aprire il cuore dell’uomo ai suoi voleri. E’ quanto avviene, a mio giudizio, per Nerino nel cui cuore inizia a pulsare il vero amore verso il prossimo che poi diverrà sconfinato e completo.

Ho la netta sensazione che in Nerino albergasse, alla grande, lo Spirito di Dio. La sua comunicativa semplice ma efficacissima è entrata nel cuore di moltissime persone, dalle più importanti alle più semplici.

Non infrequentemente andava a colloquio con altissimi dirigenti della Cariplo.

Ricordo tra gli altri i presidenti susseguitisi:

l’Avvocato Nezzo, il Dr. Mazzotta, il Dr. Molinari; i Direttori generali: Dr. Bodio, Dr. Roncareggi, Dr. Brambilla; senza dimenticare la Dr.ssa Maria Carla Larinifunzionaria della Segreteria della Presidenza vero punto di riferimento di Nerino, colei che con profonda disponibilità ascoltava Nerino e rendeva sempre possibile ciò che a tutti sembrava impossibile.

A loro esponeva le problematiche umanitarie non solo del Terzo Mondo ricevendo incoraggiamento e insperati aiuti.

Col cuore rivolto ai poveri di Fratel Ettore, ai diseredati dell’Uganda di Don Vittorione, ai quali inviò i primi aiuti, e alle vittime angolane di una guerra fratricida, Nerino accompagnò più volte i personaggi rappresentativi di quelle realtà a colloquio con l’alta dirigenza Cariplo.

Usufruendo dei canali Cariplo giunse perfino ad incontrare l’allora ministro degli Esteri Sen. Andreottial quale consegnò il volume con le ottantamila firme raccolte per chiedere la pace in Angola ed al cui incontro ebbi la fortuna di partecipare.

Ho ben presente quell’incontro nello studio privato del Ministro in Piazza Lucine a Roma e l’illustrazioneche lo stesso ci ha fatto della situazione politico-economica dell’ Africa.

Il rapporto più importante Nerino seppe realizzarlo con moltissimi dipendenti Cariplo. Instancabile, diede vita ad un gruppo di spiritualità che periodicamente si incontrava sostenendo e facendo alimentare la presenza al rosario delle 13,15 nel Santuario di San Giuseppe, annesso alla Sede Cariplo.

In Cariplo diede vita anche all’Associazione Teresio Olivelli, che poi, per fusione, divenne la Pianzola Olivelli.

Il carisma di Nerino lo notai soprattutto nelle capacità di proselitismo che è classico negli Apostoli.

Egli infatti riuscì a radicare una rete convincente di sensibilizzazione tramutata poi in rapporti stabiliche a distanza di 15/20 anni sono ancora vivi. Sono infatti molti i benefattori dell’Associazione Pianzola Olivellidipendenti di Intesa San Paolo e Pensionati Cariplo fedeli a Nerino.

Certamente il ritmo di vita di Nerino era massacrante, il che non gli permetteva di svolgere regolarmente il lavoro d’ufficio.

Venne pertanto assegnato alla Cassa di Assistenza Mutua, un ambiente che gli permetteva più spazi per le sue vulcaniche e frenetiche attività assecondato a volte dal personale infermieristico che benevolmente si faceva coinvolgere nella ragnatela creata intorno a lui.

Nerino non limitava le proprie attività umanitarie in favore del Terzo Mondo ma dedicava parte del suo tempo ai colleghi in difficoltà.

Inserito con larghissimo suffragio nel Consiglio del Fondo della Solidarietà Aziendale e del nucleo Acli, che in seguito venne intitolato a lui, operò incessantemente prestandosi per portare aiuto, incoraggiamento, o la classicabuona parola a chi si trovava nel bisogno.

Si poteva notare fuori dal suo ufficio gente in attesa di essere ricevuta. La grande popolarità, stima e benevolenza verso Nerino in Cariplo era dovuta allacapacità dicapillare intervento che solo lui era in grado di fare.

Nerino, un “vulcano” di bene in perenne eruzione.

Quante volte mi sottoponeva bozze di lettere, e/o circolari, dicendomi: “La corregga come vuole. L’importante è che contengano quello che voglio dire”.

Non era infrequente incontrarlo alla Messa in San Giuseppe con due borse di plastica colme di lettere e circolari preparate a Cilavegna e che immetteva nel circuito di distribuzione della posta interna di Cariplo.

Molte volte ho cercato di frenare i suoi entusiasmi, a volte un po’ bizzarri, di non facile realizzazione, che però dimostravano la sua totale dedizione al “bene comune”.

A volte ho dovuto ricredermi perché quello che sembrava “follia” diveniva realtà.

Nerino nella sua semplicità e umiltà, ma con il suo carisma, sapeva farsi ascoltare, sapeva coinvolgere.

Oltre alle alte dirigenze Cariplo ebbe la comprensione e l’aiuto dai sindacati.

Proverbiali le periodiche raccolte di fondi tra i dipendenti, che hanno permesso di dar vita a molte opere. E che dire del contributo della Fondazione Cariplo che ha permesso di completare l’edificazione del Magazzino della Solidarietà a Cilavegna?

Chi non ricorda il finanziamento della Comunità Europea e della CEIper la costruzione di quattro ambulatori a Luanda in Angola, frutto della intraprendenza di Nerino?

Non può essere a riguardo sottaciuto il diretto coinvolgimento di altri funzionari Cariplo nell’ Associazione Pianzola Olivelli tuttora presenti nel consiglio di Amministrazione.

Iniziano i primi sbarchi dalla disastrata Albania.

Qualcuno segnala a Nerino che un medico dell’Ospedale Maternità di Durazzo necessita di essere addestrato all’uso dell’ecografo, un’apparecchiatura quasi sconosciuta nel Paese delle Aquile.

Detto, fatto!

Nerino, tramite conoscenze in Cariplo, ha l’OK degli Ospedali San Raffaele di Milano e di Magenta, ottiene il consenso per uno stage di sei mesi.

Il Dr. Arian Prodani è dapprima a Magenta dove alloggia presso il Centro Fondazione Cariplo e successivamente al San Raffaele ospite di generosi conoscenti.

Nerino mi incaricò di seguire da vicino il Dr. Arian sia per le varie incombenze sia per essere punto di riferimento e sostegno.

Ne è nata un’ amicizia tuttora viva e cordiale.

Il Dr. Prodani, dopo sei mesi, ritornò in Albania e, a coronamento del suo sogno, venne donato al suo Ospedale un ecografo proveniente dall’Ospedale di Magenta.

Nerino in Parrocchia

Nerino in Parrocchia

(testimonianza rilasciata da Antonio Arrigoni)

Nerino era una persona vulcanica che anche a mettercela tutta non riuscivi a seguire.

Non facevi in tempo a concludere un’iniziativa che ti aveva proposto che già lui ne aveva studiata un’altra.

Già su questa terra lo chiamavamo tutti “Beato” perché aveva un atteggiamento speciale: mai arrabbiato, mai arrogante, mai prepotente.

Era l’uomo del Rosario in mano sempre e ovunque. Aveva una fede incrollabile.

Spesso in Parrocchia le sue idee venivano boicottate perché non capite, ma lui non si offendeva mai, aveva sempre un atteggiamento di obbedienza nei confronti dei superiori e di rispetto per il parere degli altri pur restando sempre e comunque molto determinato.

Nerino amava i giovani ed era solito chiamarli “i miei leoni” e i giovani volevano bene a lui. Nerino piaceva ai giovani per la sua radicalità: sapeva convincerli ad abbracciare le nuove esperienze della fede. Lui proponeva, non obbligava mai, ti convinceva perché lui era sempre in prima fila con te, non ti lasciava solo e tu sapevi che potevi contare sul suo appoggio.

Nerino certamente sarebbe riuscito ad affascinare anche i giovani di oggi. E’ stato un grande educatore: sapeva capire i giovani e fare leva sulle loro potenzialità.

Non aveva mai fatto corsi per educatore ma aveva un dono di natura: sapeva farsi ascoltare e seguire perché sapeva amare i giovani e questo i giovani lo capivano.

A questo proposito ricordo un fatto accaduto nei primissimi anni ottanta: durante un ponte del 25 aprile Nerino porta i suoi giovani ad Assisi e Loreto.

Saliti sul treno a Milano il treno era gremito all’inverosimile e noi prendiamo posto lungo il corridoio. Nerino decide di farci recitare il rosario. Accanto a noi sedevano anche 2 ragazzi che allora venivano detti punck; Nerino prima di iniziare il Rosario li avvicina, incomincia a parlare loro della fede e dopo un quarto d’ora anche quei due ragazzi cominciano a pregare con noi. Alla fine del viaggio Nerino li abbraccia e dona loro la sua Bibbia.

Per Nerino tutti i giovani erano importanti, non aveva preferenze, anche il più scapestrato per lui era importante.

Era un uomo giovane di spirito e di mente, sempre pronto ad abbracciare le nuove urgenze e sempre attento ai bisogni del momento: quando il 19 luglio del 1995 a Tesero, in val di Stava, 268 persone perdono la vita travolte da acqua e fango Nerino e i “suoi leoni” partono per soccorrere i familiari dei deceduti e aiutarli nei terribili momenti del riconoscimento.

In tutto ciò che faceva ci metteva la faccia e tutto se stesso e tante volte trascinava gli altri anche per sfinimento; capitava che in alcuni giorni ti telefonasse anche cinque volte per comunicarti quello che gli stava a cuore.

Non si fermava davanti a niente: ci ha trascinati nella raccolta delle saponette, del chilo di riso, delle mille lire, abbiamo fatto opera di sensibilizzazione nelle scuole, abbiamo festeggiato con lui la festa nazionale degli scouts (il San Giorgio) con la presenza del Baden (monsignor Ghitti), abbiamo raccolto sacchi di riso e portati a Piacenza per don Vittorione, abbiamo raccolto firme per la pace in Angola e consegnati tutti quei volumi nelle ambasciate degli Stati Uniti, dell’allora Unione Sovietica, della Cina, degli Emirati Arabi. Siamo stati ricevuti anche alla Farnesina.

Indimenticabile è stato l’incontro che ci ha fatto vivere con Fratel Ettore e i suoi poveri.

Era una domenica pomeriggio e ci accompagnò a Milano, nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano per condividere qualche ora con i barboni di Fratel Ettore.

Pulimmo, rifacemmo letti, mettemmo ordine nelle camerate, se così si potevano chiamare. Dappertutto c’era miseria.

Da quell’incontro siamo usciti trasformati, e come aveva avuto modo poi di scrivere Nerino “quell’incontro aveva dato il giro di molla che ci aveva indotti a cercare, anzi, a elemosinare per conto di chi non aveva niente e soprattutto non poteva farlo”.

Durante una Sagra dell’Oca ci ha portati tutti a Mortara a vendere i biglietti della lotteria per acquistare un aereo capace di trasportare la merce raccolta in Angola (i containers per lui erano troppo lenti): l’aereo non fu mai acquistato ma con quei soldi si comprarono trattori, pullman, una croce rossa e tutto fu spedito in Angola.

Noi, grazie a Nerino, abbiamo capito cosa significhi essere missionari: indimenticabili sono state le feste di S.Anna con un taglio prettamente missionario.

Lui è stato e sempre sarà un esempio per tutti noi: da giovane aveva vissuto ai margini della Chiesa ma poi la sua vita era cambiata, si era convertito radicalmente e aveva fatto della fede la ragione della sua esistenza. Amava sempre dire che nessun uomo della sua famiglia aveva vissuto oltre i 55 anni ed era convinto che anche lui avesse pochi anni da vivere perciò doveva fare tutto, fare bene, fare in fretta.

Per concludere vorrei raccontare un ultimo aneddoto sulla vita di Nerino.

Durante un ponte del primo maggio abbiamo portato i ragazzini ad Assisi per “caricare le batterie” come lui diceva.

Prima di partire dalla stazione centrale di Milano, ci siamo recati nella Chiesa di S.Giuseppe per recuperare le tende che ci avrebbero ospitato nelle notti umbre.

Arrivati ad Assisi anzicchè preoccuparsi di farci montare le tende, si preoccupa di farci mangiare, pregare, cantare. All’imbrunire si decide di montare il tutto.

Sorpresa…. Le tende erano due ma la paleria era sufficiente solo per una.

Nessun problema, tante risate… Nerino mette al sicuro sotto la tenda agibile tutti i suoi leoni. C’è posto per tutti tranne per Nerino e per me. Nerino guarda il cielo che è completamente stellato e dice di non aver avuto mai un soffitto così bello in tutta la sua vita. Ci stendiamo a terra nel sacco a pelo io con il volto completamente gelido e lui felicissimo incomincia a contemplare quel cielo e a pregare con una semplicità tutta francescana.

Questo è Nerino innamorato degli uomini, innamorato della natura, ma soprattutto innamorato di Dio.

Ricordiamo Nerino in Associazione

Ricordiamo Nerino in Associazione

(testimonianza rilasciata da Franca Comeglio)

Una poesia, che è preghiera, recita:

“ O Dio,mandaci dei folli,

che si impegnino a fondo,

che dimentichino,

cheamino non soltanto a parole

che si donino per davvero,

sino alla fine!”

Pr. L . J . Lebret

Chi ha conosciuto NERINO o abbia occhi per “vedere” ciò che Egli ha lasciato, non può non ammettere che le parole del poeta si addicano a pennello, alla Sua bella figura di uomo e di cristiano!

L’Associazione Pianzola Olivelli, emanazione del “Gruppo di sostegno Padre Francesco Pianzola” (dal 1983 al 1987) e successivamente della “Caritas Parrocchiale Padre Francesco Pianzola” diventa una realtà, con atto costitutivo del 14/10/89 e nasce dalla fusione con l’Associazione Teresio Olivelli, fondata da Nerino tra i dipendenti Cariplo e che aveva come punto di riferimento spirituale, il Santuario di San Giuseppe.

Se si intende l’Associazione come “Sede”, fino a che nel ‘90/’91 non furono disponibili alcuni ambienti della Casa di v.lo Manzoni 1/3, Nerino incontrava i giovani presso l’oratorio ed i primi collaboratori in casa di qualcuno di essi.

In questi incontri furono gettate le basiper la realizzazione della Casa di Accoglienza e del Magazzino della Solidarietà per mezzo di lettere, inviti, telefonate, contatti, incontri con autorità, ministri, dirigenti Cariplo, sindacati, autorità scolastiche e Sindaci.

A me, ora , sembra impossibile aver fatto così tanto lavoro … un sogno!

Nessuno diceva di no a Nerino, per qualsiasi cosa chiedesse; a parte le donazioni in denaro, in materiali vari, occorre ricordare quanti, con il loro lavoro materiale hanno risposto alle richieste di Nerino, per quel suo modo di presentarsi, col suo particolare carisma, quel coinvolgimento semplice, ma concreto, dal momento che, all‘occorrenza, egli per primo … partiva.

Al momento opportuno, Nerino, prese martello e scalpello e, materialmente si mise a costruire la Casa dei suoi sogni, ove accogliere giovani immigrati, persone disagiate, poveri senza casa.

Accorsero, al suo invito, schiere di giovani, a dare una mano ai volontari del paese,non più giovani, ma “maestri della loro arte” di muratori, falegnami, elettricisti, ecc.

Era il momento in cui occorrevano soldi, ma anche cuori e mani di lavoratori e vennero:

gli Scout Pavia 2,

la Gioventù Francescana di Bari,

i giovani del Gruppo Exodus di Don Mazzi,

gli Avieri del XII Gruppo Radar di Remondò

i volontari di Cernusco Lombardone

i volontari della IBO (International Bow Order – Associazione Italiana Soci Costruttori di Ferrara).

Giungevano da tutta Europa per aiutare a costruire, il più velocemente possibile, il Magazzino della Solidarietà.

Cose mai viste a Cilavegna!

Nerino torna dal lavoro nel tardo pomeriggio, ma non si ferma; ha già tutto programmato nella sua testa (ma nessun altro è al corrente); sa di trovare i giovani in oratorio e parte, con un camioncino, preso in prestito, e percorre chilometri e chilometri per andare a ritirare indumenti, viveri, oggetti d’uso scolastico, prodotti per l’igiene personale, ecc presso: le Scuole del territorio di Pavia, Novara, Como ed Alessandria; dagli oratori, dalle sedi della Croce Rossa Italiana, dalle ditte, da privati cittadini, preventivamente sensibilizzati su quello che, allora era il gravissimo, emergente problema della FAME NEL MONDO.

Eh, ce ne volle sì del lavoro anche materiale per sensibilizzare tutti: spedire lettere – invito a tremiladipendenti di oltre 200 Banche e 4.000 pensionati.

Ci inviarono somme di denaro: le Banche di Aprilia, Marostica, Molfetta, San Severo, Torino, Milano, Parma, Piacenza, Cilavegna, Vigevano, varie Fondazioni, Parrocchie,Regione Lombardia, ecc.

Nel 1993 si spedirono 35.000 (trentacinquemila) depliants, volantini, si scrissero articoli su vari giornali; tutto questo ha richiesto sere e sere di lavoro: scrivere lettere, fotocopiarle, confezionare pacchi, ecc.

………e non è sensibilizzazione questa !

Non vanno dimenticate le varie “ campagne “ e “ sottoscrizioni “ indette da Nerino , ogniqualvolta si presentava una impellente necessità di denaro , mirato ad un ben definito scopo.

Da ricordare le Adozioni o Sostegno a distanza di orfani angolani .

Nel 1992- da giugno a novembre : 267 adozioni .

La sera, finalmente, Nerino era … in Associazione; con lui, collaboratori ed amici.

Momenti di preghiera, qualche buona lettura, il resoconto della giornata, dei viaggi, delle attività svolte, le disposizioni per il giorno dopo (spesso completamente sovvertite da perentori ordini che arrivavano da Milano, cioè da Nerino) e telefonate a non finire!

Era bello !

Paragono quei nostri incontri a quelli di Don Bosco con i suoi ragazzi ai quali trasmetteva il suo entusiasmo, condizionandoli – in senso buono -, appassionandoli a qualcosa (…Anche don Bosco dovette spesso sloggiare da un posto all’altro, come Nerino prima di avere una Casa e un Magazzino..!).

Naturalmente si lavorava fino a notte inoltrata; poi Nerino riempiva la sua famosa valigetta o due o tre borse di plastica con lettere, depliants e quant’altro, da distribuire il giorno successivo.

Particolare la presenza di Nerino in Associazione, allorché furono ospitate nella Casa di Accoglienza le ragazze di strada con le quali, tornato dal lavoro, ogni sera, si intratteneva a lungo; bisognava recuperare ed inserire nella società le ragazze amorevolmente accolte .

Si realizzava così l’intuizione avuta da Nerino, molti anni addietro, nel Santuario della Madonna della Guardia: di non raccogliere … solo “stracci”, bensì di recuperare persone, togliendole dall’indigenza o dalla strada.

Quel “sogno” era, ora, realtà,“l’opera più bella, più grande e significativa della storia dell’ Associazione Pianzola Olivelli” come ebbe a dire uno dei tanti amici – veri – di Nerino ( R B).

Nerino nella sua malattia

Nerino nella sua malattia

Nerino nella sua malattia

(testimonianza rilasciata da Elena Cobianchi)

La malattia di Nerino è durata circa 1 anno e 3 mesi.

Un lento calvario da lui vissuto come disegno di Dio e nelle mani del suo Signore ha deposto il suo dolore e il suo abbandono.I primi sintomi della malattia cominciano nel novembre del 96, Nerino viene ricoverato per sospetta pancreatite acuta al Policlinico S Matteo di Pavia.

Ovviamente non è certo la malattia a fermarlo dalle sue attività. Infatti a lui premeva una visita col Prefetto per raccomandare la sua associazione presso la Questura per ottenere così i permessi necessari alle ragazze allora ospiti. Nerino si fa trovare fuori dall’ospedale, incontra Don Mario e insieme si recano dal Prefetto illustrandogli le attività della associazione con l’intento di ottenere favori per la sua casa. Terminato l’incontro si viene a scoprire che in realtà Nerino è “scappato” dall’ospedale per poter così servire meglio le sue ragazze. Infatti rientra nella sua stanza da un’entrata secondaria del Forlanini senza dare nell’occhio e felice di quello che aveva ottenuto.

Purtroppo la malattia incomincia a manifestarsi sempre più duramente.

Siamo ormai a gennaio del 1997 e Nerino viene ricoverato al Policlinico Borgo Roma di Verona ed è proprio qui dove gli viene fatta la diagnosi di tumore non operabile alla testa del pancreas con una prognosi di tre mesi di vita.

La notizia si diffonde, la gente prega per lui.

Tanti sono i gesti di solidarietà e di affetto nei suoi confronti. Nerino mette la sua malattia nelle mani di Dio e della Madonna. Ha completa fiducia nella medicina tanto che affronta da leone le varie cure chemioterapiche senza mai lamentarsi e mostrando sempre un dolore composto e sereno.

Il 24/5/1997 si realizza per Nerino uno dei suoi più grandi desideri: l’incontro con il Santo Padre Giovanni Paolo II a Roma. Egli aveva fatto molti servigi, aveva procurato molto materiale per la Santa Sede. Non sono mancati anche interventi di carattere economico e di tutto ciò era stato informato il Santo Padre che accondiscese a ricevere Nerino e la sua banda composta da Don Mario, dalla Sig.na Franca Comeglio, dal Dott. Paolo Banfi e dal Dott. Carlo Ravazzani.

Nerino aveva portato come doni gli asparagi, dei libri di Cilavegna, il libro “Ragazzi per un mondo nuovo” che l’Associazione aveva fatto per evangelizzare e portare l’annuncio di Gesù ai ragazzi, dei libri sulla Lomellina.

Il Papa sapeva della malattia di Nerino e sempre lo teneva per mano, stringeva il suo braccio quasi a propiziargli la vita. E’ stato illustrato il programma dell’Associazione, Nerino era commosso, era sereno, era come se fosse con il suo Signore. Il Papa ha dato le corone benedette a tutti i presenti e ne ha fatto dono anche per la figlia e il genero di Nerino che si sarebbero sposati il giorno dopo.

Sono state impetrate tante benedizioni. Era stata per lui una giornata memorabile, un dono speciale che Dio gli aveva concesso.

Nel mese di giugno del 97 il Prevosto, Alfeo e Nerino, detto con affetto “il beato”, partono per un’importante visita a don Benzi. Infatti Nerino voleva collocare le ragazze presso le case famiglia in modo che ognuna potesse godere dell’affetto di una mamma e un papà adottivi.

Nerino non stava bene quel giorno, era già molto provato dalla malattia, tant’è che una volta arrivati viene adagiato in un lettino di fortuna. Don Benzi chiama un medico anche se, purtroppo, non si può fare molto. Nerino chiede a don Mario di occuparsi lui del colloquio con il parroco di Rimini. Comincia così una stretta collaborazione tra l’Associazione Pianzola-Olivelli e don Benzi. E’ stata celebrata l’eucaristia, Nerino ha assistito seduto sul coretto della chiesa, don Benzi lo ha abbracciato con affetto.

Nerino ha sempre avuto la delicatezza di affidare al suo Prevosto la cura delle ospiti della casa. Non ha mai interferito sulla conduzione morale e spirituale. Quando rientrava dal lavoro e stava ancora bene salutava le ragazze e non si intrometteva con il lavoro del pastore che voleva fosse il conduttore della gestione della casa.

Una volta Graziella, la moglie di Nerino, per cercare di stimolarlo un po’ voleva portarlo nella sua “casa” ma la sua risposta fu no perché si fidava completamente del suo parroco e in lui aveva riposto la sua più totale fiducia !!!

Non faceva nulla senza prima avere informato il suo Prevosto.

Un rapporto profondo legava don Mario e Nerino, un rapporto di grande stima e collaborazione reciproca.

Man mano che la malattia si faceva sempre più prepotente Nerino si abbandonava sempre di più nelle mani di Dio, continuava con la recita dei suoi tre rosari quotidiani e non si faceva mancare l’eucaristia che lui stesso andava a ricevere tutte le mattine in chiesa o, quando non gli era possibile, la riceveva in casa. Il suo rosario della Madonna di Guadalupe, che aveva ricevuto in dono, alla sua morte è stato regalato a don Mario e ancora oggi lo potete trovare stretto tra le sue mani.

Sempre nel giugno del 97 Nerino riceve la visita a Verona del suo Vescovo Mons. Locatelli. Nerino chiama il professore del reparto per illustrare a Sua Eccellenza la sua drammatica situazione clinica. Chiede di ricevere la confessione e il sacramento dell’unzione degli infermi.

Mons. Locatelli impartisce a Nerino l’olio santo. E’ commovente il legame con il suo vescovo e la sua Diocesi.

Purtroppo la malattia continua la sua avanzata, Nerino è sempre più debilitato, vano è stato l’intervento di blocco antalgico necessario per dare un po’ di sollievo al suo dolore. Esce sempre meno di casa, anche se non manca mai la visita del suo pastore che gli impartisce la santa eucaristia e la visita di tanti amici che mai lo hanno abbandonato.

Siamo alla fine di dicembre , ormai le sue condizioni sono disperate, non si ciba più, ama solo farsi bagnare le labbra con l’acqua benedetta di Lourdes.

Nella notte del 31 dicembre Nerino ha una brutta emorragia per bocca, si rende conto che ormai per lui la fine è arrivata ma, da persona generosa quale era, chiede alla figlia Elena di dirgli quale fosse veramente la sua situazione perché lui doveva donare gli organi. Vano è servito tranquillizzarlo, è stato chiamato il 118, i volontari e i medici gli hanno spiegato che purtroppo a causa della sua malattia non era possibile nessun tipo di donazione. Nerino si è rasserenato e , ancora una volta, senza opporsi, ha accettato il disegno che per lui era stato tracciato.

La mattina del 2/1/98 riceve per la seconda volta l’olio santo dal suo Prevosto. Nerino dice al suo parroco che sta per andare in Paradiso. Don Mario gli chiede se ha desideri particolari da esprimere ma per lui tutto andava bene così. E’ l’ultima volta che i due amici si vedono in vita. Nerino muore sabato 3 gennaio alle ore 18.00 circondato dalla presenza dei suoi cari. Prima di spirare, malgrado non riuscisse più a respirare ha sorriso a tutti salutando con la mano.

I funerali si sono svolti il 5 gennaio. Alla notizia della morte di Nerino il paese si è fermato, la gente è accorsa. In chiesa regnava un silenzio irreale, mai si è vista una chiesa così piena di persone e una serenità grandissima aleggiava nell’aria. La gente partecipava ai funerali di un santo.

Non c’era dolore, era un dispiacere per un amico.

Il funerale è stato celebrato dal Vescovo con la concelebrazione di una decina di sacerdoti. La bara è stata portata a spalla dalla sua Casa di Accoglienza.

Don Mario ha seguito a piedi malgrado fosse reduce da un infarto. La gente era attonita. A tutt’oggi la tomba di Nerino non è mai stata lasciata vuota con fiori e preghiere.

Non è stato facile per me come figlia scrivere, tenendo un certo distacco, della morte e malattia di mio papà. Per noi è stato un esempio di vita , una persona speciale di una delicatezza commovente , so che per la sua famiglia ha sempre avuto un affetto grande e profondo.

Non finirò mai di ringraziare il buon Dio per avermi dato un papà così speciale.